Dopo 7 anni ritorno alla gara che mi ha fatto conoscere l’Argentina, la gara più appassionante del Sudamerica. Questo mio ritorno ha avuto un cosa in comune con la mia prima volta, purtroppo come nel 2003 il passaggio dalla fredda Italia alla caliente Argentina mi ha provocato ustioni di 3° grado provocate dal sole, per cui vari problemi e trattamento di antibiotici per quasi tutta la mia presenza in Argentina…

Il viaggio dall’Italia è stata una piccola odissea, in totale 42 ore per arrivare da Milano a La Paz, tra aereo, auto e pullman, ma alla fine ho toccato terra accolto dall’amico Bruno Baldini e dalla sua famiglia. A differenza delle mie scorse partecipazioni a La Paz, questa mia ultima è stata meno agonistica, ho vissuto per 20 giorni in questa splendida città e ho fatto parte della comunità triatletica della zona a 360°, a La Paz si respira triathlon tutto l’anno, il fatto che qui si corra una gara unica fa sì che in ogni angolo della città si parli di triathlon!

In città ci sono un paio di scuole triathlon per piccoli e un gruppo di allenamento capitanato da Adrian Ruiz, un amico conosciuto nel 2003 a Buenos Aires e compagno di qualche sfida sulla lunga distanza nei miei trascorsi IM in Argentina.

Dopo l’arrivo il venerdì notte, sabato subito l’accoglienza con dei minitriathlon con i ragazzi del suo gruppo di allenamento. Abituato ai nostri minitriathlon con 7-8 persone, immaginate il mio stupore quando trovo oltre 30 persone al via!

Il nuoto è nel Rio Paranà, il terzo fiume per lunghezza al mondo, acqua marrone, corrente, temperatura di 27° (l’aria era di 38°!), un’esperienza particolare, soprattutto capire le correnti e le traiettorie… Alla fine faccio solo 2 manches, perché non riesco a correre (il viaggio di 42 ore si è fatto sentire), anzi, fatico anche a camminare!

Il giorno dopo gara di nuoto in acque libere, partenza a favore di corrente, oltre un’ottantina i concorrenti, il più piccolo di 6 anni, tutti fanno la stessa distanza.

Alla fine chiudo a ridosso della top 10 con buonissime sensazioni, in inverno ho nuotato molto e devo dire che i risultati si vedono. Tra l’altro vinco anche la categoria 35-39 anni! Purtroppo, il sole preso in gara mi darà il colpo di grazia, inizio a gonfiarmi come un pallone e mi riempio di bolle dovute a scottature, per due volte devo andare dal dottore e una volta in clinica: antibiotici, diuretici, cortisone per cui non sono potuto più uscire di casa durante il giorno, gare escluse.

Il giovedi comunque non mi sono voluto perdere la tradizionale pedalata pre gara, con oltre 60 triatleti presenti per provare i percorsi Age group ed Elite, un vero spettacolo.

Arrivano anche gli Elite, gli amici Tellechea (dorme con me a casa Baldini per una notte), Taccone, Nogueras, Palacio, Biagioli, Huerta, gli americani… La città si popola già il giovedì, i triatleti cominciano ad arrivare perché il venerdì inizia la festa!

Venerdì per me è un giorno speciale, ci sarà la presentazione della Fundacion Diego Macias (ne parlerò a parte), un progetto che è stato accolto con molto entusiasmo qui in Argentina e che vuole ricordare un grande amico.

A dir la verità qui si comincia a respirare aria di triathlon già dal lunedì quando inizia un programma radiofonico intitolato “LOCOS POR EL TRIA”, letteralmente “PAZZI PER IL TRIATHLON”; un programma in stile calcistico dove si parla solo di triathlon, della gara di La Paz, si parla degli atleti, con ospiti in studio e telefonici, tra i quali non potevo mancare.

Due ore al giorno dalle 19.00 alle 21.00 più vari spazi durante il giorno. FANTASTICO, inutile dirvi che non mi sono perso una sola puntata e che la domenica sono stato ospite presso la loro postazione nella zona arrivo per le gare Elite.

Venerdì pomeriggio iniziano le gare INFANTIL, riservate a ragazzi/ragazze sino ai 13 anni, nuoto nel Rio Paranà accompagnati da canoe e con Guardavidas in mezzo a loro per controllarli, bici di ogni tipo (quasi tutti da strada), la maggior parte enormi per la loro età, alcuni con abbigliamento non troppo da triatleta, ma tutti grintosissimi e tifatissimi (la zona del porto era già bella piena) e soprattutto felicissimi di tagliare il traguardo a braccia alzate!

Davvero emozionante vedere questi giovani battagliare e sognare di diventare un domani come i loro idoli Galindez, Fontana, Baldini (è di La Paz e insieme a Dominguez si divide la torcida locale), Tellechea, Farias, Taccone, Nogueras…

Il venerdì sera è dedicato al carbo loading in stile IM, poi tutti sulle strade che inizia la festa! Sfilate per il Carnevale (si anticipa per il triathlon), bande che suonano in strada, centro chiuso e pieno di triatleti, qui sfilano con la maglie di ogni tipo di gara, la maglia delle edizioni precedenti della gara, con noi in strada anche la nazionale USA che si regala un gelato, scambiamo 4 battute, poi solite prese in giro con gli amici Farias, Delpodio, Tellechea (i tre più ricercati dalle ragazze locali, qui hanno fan club che li seguono con strisioni, e cartelli), Taccone, Nogueras e le due ragazze della squadra Palacio e Biagioli.

Prima di andare a letto gelatino con i giovani della Fundacion Macias. Sabato è il giorno più pesante per me, le scottature sono all’apice, sono bello gonfio su braccia e gambe, oltre a dover seguire le gare giovanili dei miei atleti, ho anche la gara da correre.

L’abbigliamento del giorno è tipico di una giornata con 38° C, ovvero pantaloni al ginocchio, calze sino al ginocchio, magliette a maniche lunghe: non vi dico come mi guardavano…

In zona cambio lascio la bici alle 9 di mattina (la gara è alle 16.30) per evitare le code sotto il sole del pomeriggio e per potermi poi godere in pace la gara giovanile; raduno i giovani in zona cambio e prepariamo la strategia di gara, lavorare in bici per il miglior podista della squadra, in palio ci sono 2 posti per i Campionati sudamericani e la concorrenza è agguerrita!

La gara si svolgerà su distanza sprint, tutti gareggeranno insieme dai 14 anni in su, con cambi bloccati a seconda della categoria, il favorito è Lautaro Diaz, un ragazzo del 1993 che ha già nel curriculum gare ITU, medaglie ai Panamericani, una Olimpiade giovanile con medaglia a squadre e varie vittorie anche su 70.3; grande nuotatore, una moto in bici e discreto podista.

Sarà infatti lui a fare la gara, uscendo davanti a nuoto e scendendo dalla bici con oltre 1’20” di vantaggio, mentre dietro i nostri Matti Montenegro (1996) e Tito Canals (1995) fanno il lavoro in bici per Lautaro Volpe (1992) che grazie al miglior parziale assoluto a piedi conquista il 2° posto finale e la convocazione per i Sudamericani.

Titolo argentino di categoria per Matti Montenegro, un ragazzo del 1996 che ha un’ottima accoppiata nuoto–bici (uno da 4’40” in vasca lunga sui 400m) che chiude al 6° posto assoluto davanti a tutti gli AG e dietro solo ai nazionali Junior argentini; 2° posto di categoria per Tito Canals che ha lavorato duro in bici per Volpe.

In campo femminile le cose vanno ancora meglio, Noelia Gaido domina la gara andando a vincere il titolo argentino e la gara assoluta, mentre Nati Torales (1997) nonostante la caduta in bici porta a casa il titolo argentino di categoria chiudendo nella top 10 assoluta.

Giusto il tempo di godermi l’arrivo dei tigrotti argentini e salto su una barca per andare alla partenza della “mia gara”, con abbigliamento alla Fantozzi: body, manicotti, calze compressione al ginocchio e tonnellate di crema protezione 60! Naturalmente con muta, nonostante i 27° C di temperatura del Rio!

Partenza in 600, vicino a me il mitico Marcelo Zumbo e Roberto “Gato” Verolin, un caro amico conosciuto qui. Primi metri cercando di raggiungere il centro del Rio e prendere la corrente giusta (qui è fondamentale conoscere il Rio e prendere la corrente giusta, per poi “chiudere” al momento giusto per non rischiare che la stessa ti porti fuori traiettoria).

Acqua marrone, non si vede nulla, per fortuna io ho già nuotato in settimana nel Rio e conosco le traiettorie, ma nel mezzo della mischia è difficile orientrarsi. La mia gara però finisce dopo 500-600m, quando mi trovo nel gruppo di testa, le braccia non girano, i manicotti sotto la muta e il gonfiore mi bloccano, gli antibiotici si fanno sentire, il calore è insopportabile, fatico ad andare avanti, un po’ di dorso ogni tanto, rana, perdo il treno buono, sono tentato di salire sulla canoa per fermarmi, ma ho promesso che la finirò comunque.

Pilota automatico, aspetto il gruppo dietro e mi metto in scia, ma fatico anche lì, ogni 4-5 bracciate devo fermarmi, ma alla fine esco a 2’ dal leader. La mia T1 è l’emblema di come sarà la mia frazione bike, molto tranquilla!

I primi 8 km li percorro a ritmo cicloturistico con il 39, mi passano 3-4 gruppi, fino a quando mi raggiungono Martin Farray (compagno di squadra lo scorso anno 5°) e il mitico Marcelo Zumbo!

Richiamo subito all’ordine Marcelo, bisogna fare lavoro di squadra per Martin che è un grande podista, quindi testa bassa e menare. Fino al km 20, al giro di boa, siamo noi tre a darci i cambi davanti, la gamba gira bene e si sente. Al giro di boa, Marcelo non c’è più, vedo che Martin oramai è in buona compagnia e il ritorno è a favore di vento, quindi decido di aspettare Marcelo e di pensare all’ultima frazione.

Purtroppo (per fortuna) Marcelo ha finito la benzina e i gruppi che ci sfilano sono 2-3, sino al km 37 dove trovo con piacere il grande Tellechea che ci aspetta per farci il tifo a bordo strada.

Rientro in T2 con tutta calma, adesso arriva il bello: 11 km sotto il sole argentino in mezzo ai barrios (quartieri) di La Paz! L’uscita dalla T2 e’ trionfale, lo speaker mi annuncia con il solito vigore, il pubblico è caldissimo e i numerosi amici che ho qui mi accolgono con un boato: da pelle d’oca!

Parto deciso, dopo la prima curva mi trovo sommerso da una marea di pubblico che mi aspetta con cartelli e mi incita, la famiglia Baldini mi aveva organizzato un’accoglienza da vip!

Mi fermo un po’ frastornato (non me lo aspettavo), mi spalmo la crema protettiva per il sole, saluto e riparto pian pianino per affrontare i quasi 11 km dell’ultima frazione ancora piu’ motivato a chiudere la gara.

Dopo i primi 2 km in cui ho “corso” pian pianino, si entra nei famosi barrios, e inizia la festa… Chi non ha corso La Paz non può minimamente capire cosa si provi a passare per questi quartieri, non può immaginare la quantità di gente sulla strada ad accogliere gli atleti, i colori, i suoni, ecc. Ogni barrio organizza l’accoglienza agli atleti, tutte le strade sono tappezzate di file di bandierine con i colori del quartiere, alcuni hanno uno “speaker” che accoglie gli atleti, in tutti musica ad alto volume, gente che balla, bambini che ti danno il 5, cartelli, striscioni, scritte sull’asfalto, impossibile non sorridere passando di lì, impossibile non fermarsi a dare un 5 ai bambini, impossibile non ringraziare…

I quasi 11 km mi passano in un attimo (beh, 53′ non sono proprio un attimo!), arrivo agli ultimi 400m che quasi non me ne accorgo, a -200m un gruppo di amiche mi salutano con un bel cartello, non posso non fermarmi e salutarle tutte… A -100m c’e’ il papa’ di Bruno Baldini che mi aspetta con la bandiera della Fundacion che dispiego per il mio arrivo, accompagnato da una lacrimuccia pensando a chi sta lassù e che mi ha fatto conoscere questa meravigliosa gara, questa meravigliosa gente e regalato la sua stupenda amicizia: Diego!

Medaglia al collo, mi avvio verso la zona ristoro/massaggi, mi concedo una macedonia di frutta fresca, saluto due massaggiatrici che avevo conosciuto nel 2003 e mi siedo 5′ all’ombra in disparte a pensare a tutto quello che ho vissuto in questo fantastico giorno, a come sono arrivato qui (il pensiero torna sempre a Diego), a quanto sia unico conoscere certe persone, certi luoghi, vivere certe emozioni…

I 5 minuti sembrano ore, nonostante il continuo parlare dello speaker (ragazzi uno così nemmeno lo potete immaginare, pella d’oca ad ogni parola, è una bomba!) e le urla della gente, ho chiuso gli occhi e sono rimasto solo con il silenzio dei miei pensieri.

Vado a vestirmi subito (per evitare scottature ulteriori), aspetto al traguardo tutti gli amici, bellissimo vedere arrivare atleti felici di aver tagliato il traguardo di questa gara che per tutti è LA gara. C’e’ addirittura uno che ha corso con il costume e la maschera da uomo ragno (completo nero), che arriva al traguardo un po’ in difficoltà… (quasi disidratato), un ragazzo prima dell’arrivo tira fuori dal pantaloncino un anello e si inginocchia per chiedere la mano della sua ragazza che aveva corso con lui… fantastico!

Alle 23 c’è la premiazione delle gare giovanili e AG, come Fundacion Diego Macias portiamo a casa 3 titoli Argentini giovanili, 2 secondi posti e due titoli Panamericani di categoria, tutti gli atleti salgono sul podio con la stessa divisa e la bandiera con la foto di Diego…

Da lassu’ credo che lui abbia apprezzato!
(Marco Novelli)

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